sabato 18 settembre 2010

Superenalotto

"La forza del Superenalotto risiede nella capacità di far sognare tutti". Un commento breve ma incisivo quello di Emilio Petrone, nato a Salerno ma originario di Frosolone, che da maggio 2008 è il nuovo amministratore delegato della SISAL. Insomma il papà del Superenalotto e del Win for Life è frosolonese! Ora sappiamo quale santo pregare!
A parte gli scherzi, tutti gli italiani, da un po’ di tempo, si chiedono come mai, con tutti i soldi che girano in questo gioco, non si mostrino in diretta tv i numeri estratti. Tutti ci chiediamo perché siano sparite le famose “lavatrici” che estraevano i numeri in diretta televisiva e perché sia cambiato il metodo di estrazione dei numeri. Con questi cambiamenti "strategici" e facile gridare alla truffa.
Nonostante questo però il monte premi continua a salire, oggi siamo a 140 milioni di euro, e lo Stato ringrazia, visto che il 53,6% degli incassi va dritto nelle casse statali. Il superenalotto (ma non è il solo) e un modo “simpatico” per far pagare delle tasse aggiuntive al cittadino. In pratica, quando si gioca, ci si autotassa. Ecco perché si parla di truffa legalizzata!
E ora tutti a comprare un gratta&vinci e a giocare una bella schedina al superenalotto!

lunedì 13 settembre 2010

Pisa mon amour

Di nuovo a Pisa. Continuo, con piacere, ad accompagnare mia figlia. Il primo anno è volato. Molto cose sono cambiate. Fortunatamente la tecnologia ci viene incontro e riesce a rendere tutto più semplice.

Anche le mie frequenti "partenze" vengono vissute in maniera diversa. Non più con la sensazione di lasciarsi dietro il proprio mondo, il proprio paese, i propri amici, ma con la percezione del "rientro a casa".
La consapevolezza di ritrovare un'altra casa, altrettanto confortevole ed accogliente, altri amici e ambienti, ormai familiari, in una cornice fatta di gente genuina, cordiale e ospitale rende tutto più gradevole.

Ritrovare la gente e i profumi del borgo è un appuntamento irrinunciabile. Adoro passeggiare, specialmente la mattina, tra Borgo largo e Borgo stretto, sostare in piazza delle Vettovaglie, osservare il via vai di gente intenta ad acquistare le squisitezze gastronomiche che offrono le tante pizzicherie del borgo che caratterizzano la nota piazzetta. Un posto ideale per i buongustai. Una tappa irrinunciabile per le migliaia di studenti che affollano la città. Una città a misura d’uomo, anzi a misura di studente. Lo stress non è contemplato nel vocabolario pisano. I giovani si spostano a piedi o in bicicletta. Il peggio che possa capitarti e che ti freghino la bicicletta, per il resto tutto scorre senza problemi, senza lo stress dei grandi centri, tutto è calmo, come l’Arno.
Ponte di Mezzo è un altro punto di sosta che amo moltissimo. Un posto caro anche all’esimio poeta Giacomo Leopardi che il 12 novembre 1827 scriveva “L’aspetto di Pisa mi piace assai più di quel di Firenze. Questo Lung’arno è uno spettacolo così ampio, così magnifico, così gaio, così ridente, che innamora. Non ho veduto niente di simile né a Firenze né a Milano né a Roma. E veramente non so se in tutta l’Europa si trovino molte vedute di questa sorta.”

sabato 4 settembre 2010

Altri ricordi di gioventù: la casa di Gigetto

Visto il successo dei post precedenti riguardanti gli anni ’80 (quando quelli della mia generazione avevano vent’anni) ecco qualche altro ricordo.
Il luogo d’incontro della nostra comitiva di quel periodo era la casa di “Gigetto”. Il pian terreno della casa (una villetta a due piani) era a nostra disposizione. Ricordo, in particolare, il periodo delle feste natalizie. Alfredo (gigetto) da ottimo padrone di casa, ci ospitava di buon grado. Il nome Gigetto era un’eredità paterna, visto che il papà di Alfredo era il mitico Luigi Fiorini (detto appunto Gigetto). Molti isernini lo ricorderanno in quanto proprietario dell’altrettanto notissimo bar della stazione.
Durante le fredde serate di fine anno ci riunivamo, quindi, in questa casa. Era il periodo del “risiko” rinomato gioco di società. Trascorrevamo molte ore intorno ad un tavolo tra carri armati, carte, dadi e territori da conquistare. Ricordo nomi e anche qualche soprannome. Oltre al sottoscritto (lo sbirro) ed il padrone di casa, Alfredo (detto Gigetto), c’erano: Walter (detto Cinzia), Marino (detto Jody), Enrico (detto Mazzariell), Gianni (detto Passero) e molti altri. Altro pezzo forte era l’impianto stereo di Alfredo. La musica di sottofondo era un elemento irrinunciabile. No so come facesse Alfredo, ma aveva sempre le novità, a volte ancor prima delle radio. Sicuramente c’era lo zampino di Gigetto senior che coccolava il figlio in modo esagerato. Era lui ad occuparsi del suo abbigliamento, dei profumi, degli accessori e probabilmente anche della musica. Appena usciva qualcosa di nuovo il primo ad acquistarlo, per il figlio, era Gigetto. Insomma un padre invidiabile.
Anche con noi era gentilissimo e, molto spesso, ci invitava a cena. Gli piaceva ascoltare le nostre chiacchiere, i nostri racconti e non smetteva mai di fare domande, voleva essere aggiornato su tutto, senza però, essere invadente. Ci salutava sempre con un discreto “Stetv attient”.
La mia mitica 125 special era parcheggiata davanti casa. Era lì che la musica continuava a riempirci la vita. L’impianto stereo della FIAT 125 era il prolungamento dell’impianto stereo della casa di Alfredo. Buone parte delle musicassette ascoltate in macchina erano opera sua.
Quando entrava in macchina, la prima cosa che faceva era quella di alzare il volume e, appena dopo, seguiva, con tutto il corpo, il ritmo della musica. Praticamente ballava da seduto. Ricordo un giorno, per la strada di Longano (vicino Isernia), in una curva, sfiorammo l’erba bagnata e la mitica 125 ci fece finire, in un lampo, in una cunetta molto ampia e fortunatamente ricoperta d’erba. Infatti come entrammo così uscimmo, tipo montagne russe. Ripensando all’espressione di Alfredo in quel frangente ancora rido da solo. In pratica, per lo spavento, era sparito da sopra il sedile. Aveva gli occhi spalancati, le braccia puntellate tra lo sportello ed il cambio e se ne stava raggomitolato a terra quasi sotto il sedile. Io, che ridevo a crepapelle, volevo chiedergli se si fosse spaventato ma non ce ne fu bisogno perché in attimo si tirò su e disse “affanculo sbirro!”.

venerdì 3 settembre 2010

Voglia di poltrona!

Ritorno alla normalità. Turisti rientrati, temperature quasi autunnali, parcheggi liberi, piazze libere, bar semideserti, in giro solite facce … tristi.

E’ sempre così, la fine dell’estate, inevitabilmente, ci mette addosso un senso di malinconia, di tristezza. Il ritorno al lavoro ed alla vita di tutti i giorni, non è così facile da digerire.

Sarebbe il caso di inventarsi qualcosa, così, tanto per distrarsi dalla mesta fase di rientro dalle vacanze. Si potrebbe tentare la fortuna al superenalotto ma la probabilità di uscita di una combinazione è di 1 contro 622 milioni circa, senza contare le chiacchiere degli ultimi giorni riguardo il fatto che sia tutto pilotato e, quindi, una truffa. Un vecchio Presidente della Repubblica, Luigi Einaudi, diceva che il Lotto è la tassa sugli stolti, mentre il grande Totò diceva che è “la tassa da pagare per poter sognare”. Oppure si potrebbe pensare alla politica. Nel senso di “darsi” alla politica. Si, la vecchia cara “occupazione” tanto agognata (da qualcuno) anche nel nostro paesello. Ogni anno, ormai, si respira aria di elezioni politiche e, nel mondo di “tutti possono fare tutto”, è normale pensare a “sistemarsi”.

In fondo con un po’ di organizzazione, quattro galoppini, un po’ di favella, anche sgrammaticata, e le amicizie giuste, si potrebbe anche tentare la strada alternativa al superenalotto. Bisogna essere scaltri però, saper aspettare, puntare sul cavallo vincente, il colore è relativo, mettere la cravatta giusta e si potrà anche vincere la poltrona. Fantasie? … purtroppo no!

lunedì 16 agosto 2010

Ciao Lelio!

In questi giorni a Frosolone c’è tanta gente in giro. Più del solito. Sono giorni in cui è impossibile starsene rinchiusi in casa. Il paese è vivo come fosse una grande città. Grande movimento, grande fermento, quasi caos. Bar, alberghi, ristoranti, pub, pizzerie, negozi e quant’altro fanno il pienone.

La macchina Amministrativa sembra reggere bene, altrettanto la nuova gestione Pro-loco.

Insomma tutto va bene. Certo si può sempre far meglio ma questo vale per chiunque. Lo dico in particolare per me stesso. Perché quando vado in giro per il paese, ogni tanto, avverto la stessa sensazione che mi assale quando devo partire per un lungo viaggio, quando vengo preso dall’ansia di dimenticare qualcosa di importante. Una sensazione di inquietudine, come se mi mancasse qualcosa. Sono due anni che va avanti questa storia.

Da quando una persona cara ci ha lasciato.

Una persona che, nel mese di agosto, vedevo tutti i giorni, a tutte le ore fino a notte fonda. Una persona che mi manca da morire. Uno dei pochi motivi per uscire di casa con la certezza di incontrarlo e farsi massacrare le orecchie.

Un ineguagliabile logorroico di cui non si poteva fare a meno.

Dopo un’ora con Lelio avevo bisogno di due giorni per assimilare e digerire tutto quello che mi raccontava. Nessun altro chiacchierone al mondo potrei sopportare a parte Lelio.

I suoi modi, la sua calma, ed il suo innato carisma erano ineguagliabili. A lui si poteva perdonare di tutto. Mi commuovo spesso, sarà l’età. Ma non c’è angolo di questo paese che non mi ricordi la camminata e il portamento di Lelio. Non c’è angolo dove non mi abbia dato la solita pacca sulla spalla. Mi mancano le sue occhiate, da lontano, dopo un comizio, un incontro importante, un’intervista. Una cosa tra me e lui. Uno sguardo di conferma, fatto di stima e di affetto reciproco.

Ricordo una cena a casa mia, arrivò in ritardo, come al solito. Si sedette. Davanti a lui una tavolata esagerata di prelibatezze. Con la solita calma mi fece un segno. Mi avvicinai. “Che c’è Lelio?” .. “per me due verdurine, grazie!” mi disse.

Mi mancano tante altre cose di Lelio … da quell’11 gennaio 2008.

Dopo un anno preciso, lo stesso giorno, morì mio padre.

Stranezze della vita!

venerdì 13 agosto 2010

Atmosfere estive ... a Frosolone!

La XV edizione della Mostra Mercato Nazionale di Forbici Coltelli è, ormai, uno degli appuntamenti imperdibili dell’agosto frosolonese. Dal 12 al 16 agosto, il centro storico, si rianima.

In ogni angolo di Via Garibaldi si respira un’aria diversa, fatta di luci soffuse, di profumi diversi, di un vociare discreto. Ogni vicoletto ha il proprio odore, i propri colori, la propria atmosfera. Un frosolonese lo riconoscerebbe anche ad occhi chiusi. Sfumature che bisogna saper cogliere.

E’ un piacere, le sere d’agosto, passeggiare per il centro storico. Per la verità io lo faccio anche d’inverno, da solo, nel silenzio più assoluto. Lo preferisco al passeggio verso la “strada di sopra” quella che porta verso Isernia. Anche se ora è in po’ più illuminata, continua a non piacermi. Non c’è niente da osservare, da guardare, niente su cui potersi soffermare. Solo l’asfalto, le cunette, le auto che passano veloci e qualche nuova costruzione che non mi dice nulla. Preferisco i vicoletti, le case e le mura antiche, il selciato, i sampietrini. Pezzi di storia.

Ho un desiderio. Forte. Quello di vedere realizzato tutto quello che abbiamo sognato insieme a Lelio. Per Frosolone, per i frosolonesi, per i nostri figli.

sabato 7 agosto 2010

Figli delle stelle

Chiuhuahua non è solo il nome di un cane di piccola taglia, è anche il nome di uno dei primi locali isernini di metà anni ’70, un incrocio tra discoteca e dark-room. Un locale buio e umido dove quelli della mia generazione hanno iniziato a muovere i primi passi, è il caso di dire!

Le serate iniziavano sempre con un pezzo lunghissimo e bellissimo dei Pink Floyd “Shine On You Crazy Diamond” tanto per creare l’atmosfera. Era una specie di sigla, un rituale che si ripeteva puntualmente tutti i sabato sera, una sorta di aperitivo musicale di preparazione alla grande abbuffata di disco-music che seguiva. Un brano su tutti, tra i più ballati, “Gimme some” di Jimmy Bo Horne che si ballava anche in coppia, come degli indemoniati, dandosi dei colpetti col bacino.

Il locale si trovava nei pressi dell’ospedale, in Via S. Ippollito. Dopo un po’ di anni cambiò gestione e divenne “La porta rossa”, un mix tra discoteca, pub e pizzeria.

Il Chiuhuahua è stato la nostra palestra, il Kristal il campo da gioco.

Noi del ’60 abbiamo festeggiato il 18° anno di età nell’anno in cui veniva rapito e poi ucciso Aldo Moro insieme agli uomini della sua scorta. L’anno in cui il Presidente della Repubblica, Giovanni Leone, fu costretto a dimettersi per uno scandalo di palazzo. L’anno in cui l’economia italiana non stava vivendo il periodo migliore. L’anno in cui morì Paolo VI. Insomma non c’era molto da festeggiare, infatti, qualcuno di noi ancora non si è ripreso del tutto. Fortunatamente però fu anche l’anno in cui venne eletto papa il grande Karol Woytila e Presidente della Repubblica l’indimenticabile Sandro Pertini, il Presidente partigiano!

Ma molti lo ricorderanno come l’anno della “febbre del sabato sera” o l’anno del “Travoltismo”. C’era voglia di dimenticare, voglia di divertirsi, voglia di ballare fino allo sfinimento … voglia di libertà!.

Quello fu anche l’anno in cui cominciammo a sentir parlare di marijuana, simbolo dello sballo. Se non provavi eri uno sfigato. Fortunatamente la maggior parte di noi diciottenni capì subito che quella strada non portava da nessuna da parte. Capimmo che nella vita era meglio avere altri interessi. Come quello per la musica e per lo sport. Passioni da coltivare e da condividere con altri “figli delle stelle” come noi.

venerdì 6 agosto 2010

Kristal club

Il Kristal era una discoteca isernina di fine anni ’70, inizio anni ’80. La particolarità di questo locale era che, oltre al sabato sera, apriva quando a scuola si scioperava oppure quando c’era qualche manifestazione studentesca. Apriva apposta per noi studenti. Per cui, verso le dieci di mattina, ci si ritrovava tutti a ballare almeno fino a ora di pranzo, 50% lenti e 50% disco-music. Se avevi intenzione di provarci con qualche ragazza quella era l’occasione d’oro. Momenti indimenticabili. I brani più gettonati: Bee Gees (How deep is your love) e Chicago (Hard to say I’m sorry). Il momento dei “lenti” era atteso con ansia. Si puntava la “preda” e in modo fulmineo, per non farsi anticipare da qualcun altro, si poneva la fatidica domanda “ti va di ballare?”

I rifiuti, per la verità, erano rari. Siamo cresciuti così, tra discoteca, radio, musicassette, cinema e poca TV.

Solo agli inizi degli anni ’80 con la nascita di Canale 5 e, successivamente, Italia,1 iniziammo a seguire la musica anche in TV perché proprio in quegli anni nascevano le prime trasmissioni musicali, i primi videoclip, l’epoca dei Duran Duran e degli Spandau Ballet!.

Oggi ci si scambia musica in formato MP3 attraverso la posta elettronica e si comunica 24 ore su 24 attraverso Facebook, Messenger e cellulari. Negli anni ’80 ci scambiavamo musicassette con tanto di dedica sull’etichetta … guardandoci negli occhi. Per comunicare bisognava trovare un gettone telefonico ed una cabina libera … e funzionante! Tutto più complicato ma così maledettamente poetico.